Dogane 2026: tra nuovi codici TARIC, transiti digitali e CBAM

Dogane 2026: tra nuovi codici TARIC, transiti digitali e CBAM

Nel 2026 il commercio internazionale è entrato in una nuova fase di digitalizzazione e regolamentazione doganale. Le aziende che esportano o importano merci da e verso Paesi extra-UE devono oggi confrontarsi con un quadro normativo completamente rinnovato: nuovi codici TARIC, transito elettronico obbligatorio con NCTS5, introduzione operativa del meccanismo CBAM e cambiamenti nei regimi di origine. In questo scenario, essere aggiornati è fondamentale non solo per garantire la conformità, ma per evitare errori che possono generare ritardi, blocchi doganali e sanzioni. L’evoluzione della normativa impatta direttamente sulla logistica, sulla contrattualistica internazionale e sulla pianificazione finanziaria delle imprese.

Nuovi codici TARIC e aggiornamenti annuali

Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore la nuova versione della Nomenclatura Combinata europea, con l’aggiornamento della TARIC che ha introdotto nuovi codici e modificato voci esistenti. L’adeguamento ha riguardato settori strategici come green tech, semiconduttori, chimica avanzata e biomedicale, includendo codici per componenti di batterie, wafer fotovoltaici, grafite, turbine eoliche e idrogeno. Per le aziende, questo significa dover aggiornare i propri sistemi informatici e riesaminare la classificazione dei prodotti: un codice errato può comportare aliquote sbagliate, richiesta di rettifica, ritardi in dogana e perfino perdita del beneficio di regimi preferenziali. L’Agenzia delle Dogane raccomanda alle imprese di verificare puntualmente ogni voce utilizzata nei documenti doganali.

Transito doganale: obbligatorio il sistema NCTS5

Dal 21 gennaio 2025 è ufficialmente attivo in tutta l’UE il nuovo sistema NCTS5, che ha sostituito integralmente la vecchia piattaforma per la gestione del regime di transito. Tutte le dichiarazioni devono ora essere trasmesse con i nuovi tracciati digitali e con il rispetto dei requisiti tecnici previsti dal sistema. Non è più possibile utilizzare la modulistica precedente o presentare documenti cartacei: l’intero processo è informatizzato. Le imprese che operano con transiti doganali devono quindi avere sistemi compatibili, software aggiornati e personale formato a gestire i nuovi flussi digitali. Il vantaggio è una maggiore tracciabilità e velocità operativa, ma solo per chi si è preparato per tempo.

CBAM: un nuovo obbligo per chi importa beni ad alta intensità di carbonio

Dal 1° gennaio 2026 è iniziata la fase operativa del Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM). Gli importatori di beni come acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti, elettricità e idrogeno devono ora rispettare precisi obblighi, tra cui:

    Ottenere l’autorizzazione come “dichiarante CBAM” entro il 31 marzo 2026, se importano oltre 50 tonnellate annue;

    Inserire codici TARIC documentali specifici (es. Y128, Y238, Y137) in dogana per dimostrare lo status CBAM del soggetto;

    Prepararsi alla dichiarazione annuale delle emissioni e all’obbligo (dal 2027) di acquistare certificati CBAM per coprire le emissioni incorporate nei prodotti.

Questo meccanismo, destinato ad allineare l’impatto ambientale dei beni importati a quello della produzione interna europea, aggiunge una dimensione strategica alla logistica e alla compliance doganale. Le aziende coinvolte devono oggi operare in stretta collaborazione con consulenti doganali, tecnici ambientali e partner logistici aggiornati.

Regole di origine e dogana digitale: come prepararsi

    Oltre a TARIC, transito e CBAM, altre due importanti novità entrate in vigore nel 2026 meritano attenzione: l’adozione delle nuove regole PEM revisionate, che limita i cumuli diagonali tra Paesi non allineati, e il completamento del sistema ICS2 v3 per i controlli anticipati all’import. In più, da luglio 2026 verrà introdotto un dazio forfettario anche per i pacchi di modico valore (<150 €) provenienti da fuori UE. In questo scenario, cosa possono fare le imprese per affrontare il cambiamento? Aggiornare i sistemi informatici, formare il personale, dotarsi di supporti digitali integrati e avvalersi di operatori esperti. La compliance doganale oggi è un vero asset aziendale: chi sa gestirla con efficienza ha più controllo, più visibilità e meno rischi.

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