Dopo oltre vent’anni di negoziati, l’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il blocco Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) diventerà operativo in via provvisoria a partire dal 1° maggio 2026. Si tratta di una delle più vaste aree di libero scambio mai istituite al mondo, che coinvolge oltre 700 milioni di persone. L’intesa prevede la rimozione progressiva di oltre il 90% dei dazi doganali tra le due aree e l’introduzione di nuove regole comuni su accesso al mercato, indicazioni geografiche, appalti pubblici, sostenibilità ambientale e tutela della proprietà intellettuale. Per le imprese italiane – già molto attive in America Latina – si aprono nuove opportunità, ma anche nuove responsabilità da conoscere e gestire fin da subito.
Cosa entra in vigore dal 1° maggio
L’accordo si applicherà inizialmente solo nella sua componente commerciale, in quanto parte di un’intesa più ampia (Accordo di Partenariato UE–Mercosur) ancora soggetta a ratifica parlamentare nei singoli Stati membri. In questa fase provvisoria saranno attivi:
- L’eliminazione immediata o progressiva dei dazi su migliaia di prodotti industriali e agricoli;
- La protezione di oltre 300 indicazioni geografiche europee, tra cui 57 italiane;
- L’accesso al mercato Mercosur per molti beni “Made in Italy” oggi penalizzati da tariffe elevate;
- La tutela rafforzata dei diritti di proprietà intellettuale e dei brevetti. In parallelo, il trattato include clausole di salvaguardia che consentono all’UE di reintrodurre temporaneamente dazi in caso di squilibri di mercato. L’intesa prevede anche strumenti per affrontare in modo bilaterale eventuali controversie commerciali o violazioni di impegni ambientali.
I settori che ne trarranno maggior vantaggio
Per l’Italia, i comparti più favoriti saranno:
- Meccanica e macchinari industriali, oggi gravati da dazi del 14–20%;
- Automotive e componentistica, dove le tariffe possono superare il 30%;
- Chimica e farmaceutica, soprattutto per prodotti finiti e cosmetici;
- Agroalimentare trasformato, con focus su vino, formaggi, olio d’oliva e pasta;
- Moda, tessile e accessori, che beneficeranno dell’abolizione di dazi fino al 35%. L’accordo rappresenta un’occasione importante anche per le PMI italiane, che potranno accedere a un mercato in crescita con procedure semplificate, condizioni di trasparenza e minor pressione fiscale in ingresso.
Attenzione a logistica, origine e sostenibilità
Accedere ai vantaggi dell’accordo richiederà alle aziende un lavoro di adeguamento. Sarà infatti necessario:
- Verificare i nuovi codici TARIC applicabili dal 1° maggio 2026;
- Rispettare le regole di origine preferenziale, che variano da Paese a Paese;
- Adeguarsi ai requisiti documentali specifici, soprattutto per il riconoscimento delle indicazioni geografiche;
- Garantire che le filiere produttive rispettino gli standard ambientali europei (in particolare sul fronte deforestazione, benessere animale, e tracciabilità alimentare). Anche la logistica dovrà essere gestita con cura: i tempi di trasporto più lunghi, la complessità dei passaggi doganali e la necessità di etichettature conformi renderanno utile il supporto di partner specializzati.
Un’opportunità da preparare, non da subire Il via libera provvisorio all’accordo UE–Mercosur non è una semplice notizia istituzionale: è un cambiamento concreto che influenzerà le strategie di export, le scelte logistiche e le politiche commerciali di molte aziende italiane. Prepararsi ora significa poter cogliere per primi i benefici, evitando imprevisti o blocchi alla dogana. È il momento giusto per analizzare i propri flussi, valutare l’adeguatezza dei codici doganali utilizzati e predisporre eventuali modifiche contrattuali con clienti e fornitori. Con il supporto giusto, il 2026 può segnare un importante punto di svolta nelle relazioni economiche tra Italia e Sud America.


















